L’echinacea può ridurre di poco il rischio di prendere il raffreddore, ma le prove che ne accorci la durata sono deboli e contrastanti. La revisione Cochrane del 2014, che ha esaminato 24 studi con 4.631 partecipanti, ha stimato al massimo un calo del rischio del 10-20% nella prevenzione e nessun beneficio chiaro nel trattamento. L’Agenzia europea dei medicinali (EMA) riconosce un uso “ben consolidato” solo al succo spremuto della pianta fresca di Echinacea purpurea, per adulti e ragazzi sopra i 12 anni e per non più di 10 giorni. Sull’influenza i dati sono ancora più scarsi.

Non esiste “l’echinacea”: specie e parti della pianta

Sotto lo stesso nome si vendono prodotti molto diversi. Le specie usate in erboristeria sono tre: Echinacea purpurea, Echinacea angustifolia ed Echinacea pallida. Di ciascuna si può usare la parte aerea fiorita oppure la radice, fresca o essiccata, e il preparato può essere un succo, un estratto alcolico o un estratto acquoso.

La differenza non è solo botanica. Le alchilamidi, i composti lipofili più studiati, si concentrano soprattutto nelle radici e nei capolini e sono più abbondanti in E. angustifolia, meno in E. purpurea e poco presenti in E. pallida. L’acido cicorico, un derivato dell’acido caffeico, è invece il composto principale di radici e fiori di E. purpurea, mentre i polisaccaridi, solubili in acqua, contano di più nel succo e negli estratti acquosi. Conta anche la conservazione: in uno studio le alchilamidi si sono ridotte di oltre l’80% dopo 64 settimane a 24 °C.

Per questo il risultato ottenuto con un estratto non vale per ogni prodotto con “echinacea” in etichetta.

Cosa dice l’EMA: uso ben consolidato e uso tradizionale

Il comitato per i medicinali vegetali dell’EMA (HMPC) distingue due livelli di prova. L’uso ben consolidato richiede almeno 10 anni di letteratura scientifica nell’Unione europea a sostegno di efficacia e sicurezza. L’uso tradizionale si basa invece sull’impiego sicuro per almeno 30 anni, di cui 15 nell’UE, con un effetto giudicato plausibile ma senza studi clinici sufficienti a dimostrarlo.

Preparato Livello Indicazione
E. purpurea, parte aerea fresca (succo spremuto, anche essiccato), per bocca Ben consolidato Prevenzione e trattamento a breve termine del raffreddore, da 12 anni, massimo 10 giorni
E. purpurea, parte aerea fresca, sulla pelle Tradizionale Piccole ferite superficiali, massimo una settimana
E. purpurea, radice Tradizionale Sollievo dei sintomi del raffreddore; brufoli da acne lieve (sopra i 12 anni)
E. pallida, radice Tradizionale Sollievo dei sintomi del raffreddore (da 12 anni)
E. angustifolia, radice Tradizionale Trattamento di supporto del raffreddore

Per il succo di E. purpurea la monografia indica di cominciare ai primi segni del raffreddore e di non superare i 10 giorni, sia per prevenire sia per curare. L’uso sotto i 12 anni non è raccomandato per mancanza di dati. Le monografie sulle echinacee sono in revisione periodica: la raccolta di nuovi dati scientifici si è chiusa a maggio 2024 e lo stato aggiornato si può controllare sulla scheda EMA di Echinaceae purpureae herba.

L’uso cutaneo tradizionale per le piccole ferite ricorda quello di altre piante applicate sulla pelle: se ti interessa il confronto, abbiamo analizzato le prove su benefici e limiti del gel di aloe vera.

Cosa dicono gli studi sul raffreddore

Prevenzione

La revisione Cochrane sull’echinacea per il raffreddore (Karsch-Völk e colleghi, 2014) ha raccolto 24 studi randomizzati in doppio cieco. Nessuno dei 12 confronti che misuravano quante persone si ammalavano almeno una volta ha dato una differenza statisticamente significativa. Mettendo insieme i dati a posteriori emerge una riduzione relativa del rischio tra il 10 e il 20%, che gli autori considerano di rilevanza clinica discutibile.

Tra gli studi più ampi c’è quello di Jawad e colleghi (2012): 755 adulti sani hanno preso per quattro mesi un estratto alcolico di E. purpurea fresca o un placebo. Nel gruppo echinacea gli episodi di raffreddore e i giorni di malattia sono stati meno numerosi, e gli effetti indesiderati simili al placebo. Quattro mesi, però, sono molto più dei 10 giorni previsti dall’EMA.

Una meta-analisi più recente, pubblicata su Antibiotics nel 2024 (30 studi, 5.652 partecipanti), ha stimato un 25% in meno di persone con almeno un’infezione respiratoria. Gli stessi autori segnalano però limiti importanti: 11 studi con alto rischio di distorsione, prodotti molto diversi tra loro e un’eterogeneità elevata in alcune analisi.

Trattamento

Sul raffreddore già in corso il quadro è più debole. Nella revisione Cochrane, solo 2 dei 6 studi che misuravano la durata della malattia hanno trovato un vantaggio rispetto al placebo. L’EMA, che ha valutato soprattutto i preparati a base di succo, ha concluso che presi presto possono alleviare i sintomi più in fretta del placebo. Il National Center for Complementary and Integrative Health statunitense, nella scheda aggiornata a novembre 2024, riassume così: forse riduce un poco la probabilità di ammalarsi, non è chiaro se accorci il raffreddore.

E l’influenza?

Nessuna monografia EMA prevede l’echinacea per l’influenza: le indicazioni riguardano il raffreddore comune. Lo studio più citato è quello di Rauš e colleghi (2015), condotto negli ambulatori di medicina generale della Repubblica Ceca su 473 pazienti con sintomi influenzali comparsi da meno di 48 ore. Una bevanda calda a base di E. purpurea presa per 10 giorni è risultata non inferiore all’oseltamivir (5 giorni) nella guarigione, con meno nausea e vomito.

È però un singolo studio su un singolo prodotto commerciale, e non basta per considerare l’echinacea un’alternativa ai farmaci antivirali o al vaccino. Con febbre alta, sintomi che peggiorano o in presenza di condizioni a rischio (età avanzata, malattie croniche, gravidanza) il riferimento resta il medico. È la stessa monografia EMA a chiedere di consultarlo se compare febbre alta.

Controindicazioni, avvertenze e interazioni

Le forme in commercio: tintura, estratto secco, succo, tisana

Come scegliere un prodotto all’echinacea

  1. Cerca il nome latino completo: specie (purpurea, angustifolia, pallida) e parte usata (herba o parte aerea, radix o radice). Se l’etichetta dice solo “echinacea”, mancano le informazioni di base.
  2. Controlla il tipo di preparato: pianta fresca o essiccata, succo, estratto idroalcolico o secco, e se possibile il rapporto tra pianta ed estratto.
  3. Guarda la titolazione: alcuni prodotti dichiarano il contenuto di marcatori come acido cicorico o alchilamidi. È un segno di controllo sulla qualità, non una garanzia di efficacia.
  4. Distingui integratore e medicinale: molti prodotti all’echinacea in vendita in Italia sono integratori alimentari. Indicazioni, età minima e avvertenze della monografia EMA valgono per i medicinali vegetali registrati, ma restano un buon riferimento anche per scegliere un integratore.
  5. Rispetta la durata: per il raffreddore, cicli brevi iniziati ai primi sintomi e non oltre i 10 giorni, salvo diverso parere medico.

Lo stesso metodo vale per altri rimedi vegetali: anche nell’articolo sui rimedi naturali per le gambe pesanti abbiamo separato quello che dicono gli studi da quello che promettono le confezioni.

Domande frequenti

Posso prendere l’echinacea per tutto l’inverno?

La monografia EMA prevede al massimo 10 giorni sia per la prevenzione sia per il trattamento. Esistono studi con assunzioni di quattro mesi, ma non sono la base delle indicazioni ufficiali: per un uso prolungato serve il parere del medico.

L’echinacea si può dare ai bambini?

L’EMA non la raccomanda sotto i 12 anni per mancanza di dati, e in uno studio pediatrico alcuni bambini hanno avuto eruzioni cutanee forse allergiche. Prima di darla a un bambino, chiedi al pediatra.

Quando conviene iniziare a prenderla?

Secondo la monografia EMA ai primi segni del raffreddore. Anche lo studio sull’influenza citato sopra ha incluso solo persone con sintomi comparsi da meno di 48 ore.

L’echinacea “rinforza le difese immunitarie”?

È la promessa che si legge su molte confezioni, ma negli studi sulle persone i dati migliori indicano al massimo una lieve riduzione del rischio di raffreddore, e proprio chi ha malattie autoimmuni o assume immunosoppressori dovrebbe evitarla.